Giovedì 9 aprile i ragazzi di 5A e 5B hanno avuto un incontro davvero speciale, con Alain e Patrizia, per approfondire il loro percorso sulla responsabilità, sui diritti e doveri di ognuno di noi. A seguire i loro commenti scritti con un trasporto emotivo così spontaneo da farci commuovere.
Ieri da noi in classe sono venuti Patrizia e Alain. Alain è arrivato dal Rwanda e ci ha raccontato come è riuscito a scappare dalle persone che volevano uccidere alcuni Tutsi cioè persone alte. Dopo ci ha detto che una sua amica si chiamava NYIRANZAMURERKIMANAXAMUPEREYE.
Ieri mi sono sentito calmo e il pezzo che mi è piaciuto di più è quando ha scritto la parola:
NYIRANZAMURERKIMANAXAMUPEREYE = LA FARÒ CRESCERE PER IL MOTIVO CHE DIO ME L’HA DONATA.
Le tue parole bruciavano nella mia mente, solamente ascoltando, avrei voluto piangere per la rabbia delle cose ingiuste che hai provato ma anche per la paura. Ne parlavi molto bene del posto e poi… grazie Alain per averci raccontato la tua esperienza.
Mi ha reso triste quando ha raccontato che doveva scappare solo perché era diverso.
Mi sono sentito triste sentendo il racconto di quelle morti crudeli e ingiuste. Secondo me è insensato che pur avendole già vissute più volte, queste situazioni ci siano ancora nel mondo.
Mi ha colpito molto quando ha raccontato che si metteva sotto le altre persone per nascondersi dai nemici. La pace è importante perché ti rende felice.
Mi sono immersa nel racconto di Alain: come ha visto bruciare la casa di sua nonna, come è riuscito a scappare da dove uccidevano le persone. Io a raccontarlo mi sarei messa a piangere. Lui non piangeva. Sorrideva.
La cosa che mi ricordo di più è il video in cui si vedevano animali come ippopotami, gorilla di montagna, giraffe eccetera… mi sono sentito bene e anche triste per la storia di Alain.
Noi vogliamo la pace, fermate la guerra così staremo tutti bene. Ci avete raccontato che ci sono 30 guerre nel mondo, sono troppe quindi io le voglio fermare.
La pace vince sempre, la guerra non vince mai,
la pace risolve i problemi, la guerra li complica,
la pace è la cosa più bella, la guerra è la cosa più brutta,
eliminiamo la guerra aumentiamo la pace.
Chi la cattiveria la fa, non la riceve indietro, ma la tiene incastonata nel cuore come un’esperienza drammatica.
I ricordi sono come farfalle: alcune volte le catturi e altre le getti via per far spazio a ricordi nuovi.
Il vostro racconto mi è piaciuto, ma nella parte in cui raccontavi della tua esperienza non piacevole e della casa bruciata con tua nonna mi sono sentita male, perché c’erano tutte queste persone a cui è stata tolta la vita. Nella casa di tua nonna mi sono immaginata che succedesse a me.
Ci avete raccontato che Alain era scappato tra la gente, in quel periodo aveva circa 6-7 anni. Nel momento che ce l’hai raccontato mi veniva da piangere. Noi vorremmo la pace.
Ascoltarvi è stato emozionante, nella parte della guerra ero molto triste e nella parte dove vi aiutavate era commovente. È stato bello anche sentire parole straniere in un’altra lingua. Mi dispiace per quello che è successo ai tuoi familiari durante la guerra, ma non bisogna fermarsi al passato, bisogna pensare al futuro e sperare che sia migliore, ma la vita non ci dà sempre quello che vogliamo, ma bisogna sperare in bene.
Noi tutti dobbiamo avere dei diritti e dei doveri, dobbiamo credere nella speranza in un futuro migliore, trattare bene gli altri, aiutarli se ce n’è bisogno, studiare, non discriminare, sperare che non si facciano guerre, questa cosa si deve sentire, ascoltare e mettere in pratica in tutto il mondo, ma soprattutto pace perché noi siamo bambini e là fuori c’è un mondo che fra un po’ sarà nostro e a maggior ragione dobbiamo trattarlo bene.
È stato molto interessante avere informazioni sul Rwanda: ci sono molte coltivazioni e si chiama la Terra delle Mille Colline. Alain ci ha raccontato anche cose un po’ più brutte, ha messo delle immagini sulla Lim e poi ha detto che dopo aver finito la scuola è andato a lavorare per una associazione. Alain ci ha detto che quando era giovane ha aiutato molti bambini che vivevano per strada.
Le cose che mi hanno colpito di più:
– la gente del Rwanda quando non aveva l’acqua doveva andare dalle persone che un macchinario la faceva diventare potabile.
– quando hai visto la casa di tua nonna che ha preso fuoco e una signora ti ha affidato tua cugina e sei dovuto scappare. La cosa bella è che tu hai aiutato molte persone nonostante tutte le tue sofferenze.
– quando dividevano i bambini in due etnie e quando era sepolto dai suoi amici, dopo un po’ si svegliò che aveva gambe e piedi e testa, in poche parole era intatto e uscì dal mucchio di bambini e scappò.
– quando ha parlato di un genocidio di come ha aiutato gli altri nonostante tutte le difficoltà.
– l’ONU racconta del genocidio in Rwanda, ma che quando c’è stato non ha fatto nulla.
– quando hai visto la casa di tua nonna andare in fumo e quando hai aiutato i bambini per strada.
– Alain ha creato l’associazione A.P.E.H. per aiutare i bambini e le bambine che vivevano per strada.
Alunne e alunni 5A e 5B
Link all’articolo scritto per l’associazione di Alain:
https://comunitaruandeseinitalia.com/2026/04/09/educare-alla-memoria-incontro-sul-genocidio-contro-i-tutsi-nel-1994-a-baselga-di-pine/
Link all’articolo de l’Adige sulla storia di Alain:
https://www.ladige.it/cronaca/2025/12/28/sfuggi-al-genocidio-ora-e-cittadino-italiano-la-storia-di-alain-pacifique-ndayishimiye-1.4255687



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