A inizio maggio, le professoresse di geoclil avevano avvisato la classe che sarebbero venute da noi alcune rappresentanti dell’associazione “Padre Silvio Broseghini” per parlarci dell’Ecuador e dell’attività che svolgono in quel luogo molto lontano da noi.
L’otto maggio, appena uscita di casa, immaginavo la noia, la sonnolenza e le tante chiacchiere superflue che avrei dovuto sopportare durante quell’ora! Mi chiedevo per quale motivo avrei dovuto interessarmi alla popolazione dell’Ecuador, un paese così distante e per me sconosciuto…
Nella mia mente c’era già un “piano” ben organizzato per non ascoltare… Ben presto, però, il mio piano andò in frantumi e la mia mente scattò da modalità “Off” a modalità “On”!
Le esperte erano tre: la maestra Milena Tessadri, responsabile del progetto intercultura, Sofia ed Emanuela, le volontarie che ci hanno raccontato di Padre Silvio, un missionario salesiano trentino, partito giovanissimo da Baselga di Pinè per l’Ecuador, per aiutare le popolazioni indigene nell’Amazzonia scegliendo di vivere con loro nelle zone più isolate.
Le nostre “ospiti” ci hanno raccontato che vi sono andate per aiutare soprattutto i ragazzi e i bambini nel doposcuola e per supportare la popolazione; Sofia ed Emanuela ci hanno proposto dei quiz alla lavagna interattiva, a coppie di alunni. Le domande erano molto interessanti, a risposta multipla e riguardavano la cultura, il territorio, il modo di vivere, il cibo, gli animali e le piante dell’Ecuador.
La mia curiosità si faceva via via sempre più forte perché capivo molte cose sull’Ecuador: come vive la popolazione, con tante tribù e tradizioni particolari… Vorrei tanto visitare quel paese, i suoi villaggi, ammirare le cascate, la foresta amazzonica, raccontata così bene dalle volontarie! Mi piacerebbe anche andare ad aiutare la popolazione, vivere insieme per comprendere meglio le loro abitudini, così diverse dalle nostre!
Mi ha molto colpito la loro esperienza educativa con i bambini e i ragazzi del posto ma anche le difficoltà che hanno incontrato: dal vivere nelle capanne alla povertà; la difficoltà della lingua, le problematiche legate al clima, soprattutto la presenza di zanzare ed insetti aggressivi, per cui erano costrette ad indossare le maniche lunghe nonostante il caldo torrido.
Ci hanno inoltre raccontato che la scuola è simile ad un orfanotrofio; alcuni bambini rimangono lì a dormire, mentre quelli più vicini alla scuola tornano a casa. Il loro gioco preferito è il calcio.
E’ stato un incontro molto interessante perché mi sono resa conto della fortuna che noi abbiamo! A volte ci lamentiamo per cose futili e ci sentiamo insoddisfatti mentre loro, che vivono accontentandosi delle cose essenziali, sono più sereni e felici di noi.
Alla fine dell’ora ho fatto questa riflessione: se ci fossero tante persone come Sofia ed Emanuela e come Padre Silvio Broseghini, il nostro mondo sarebbe un posto migliore dove vivere…
Agata Rizzi, 1B



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